Violenza sulle donne. Il silenzio è rotto

C'è una domanda che trova risposta. Perchè in Italia ogni tre giorni una donna viene uccisa da un marito, un fidanzato, spesso compagni o ex compagni di anni di vita, padri di figli cresciuti insieme? <Come si fa ad ammazzare una ragazza per un litigio?>, chiede il papà di Vanessa Scialfa, la giovane di Ennas vittima a primavere, appena ventenne, del suo convivente. E c'è una seconda domanda che ci disorienta. Perchè una donna al primo spintone, o anche alle prime parole selvagge, non allontana da sè per sempre l'uomo che sta minacciando? Gli resta invece accanto, preferisce ripetersi <non sta succedendo a me> e prepararsi il giorno dopo a dire ai figlia che non è niente, che ha di nuovo sbattuto contro la porta.

La verità è che qualcosa esplode nella coppia e brucia l'amore, lo capovolge, lo profana fino all'estremo. Rivelo che quella relazione non era fondata sulla meraviglia e sulla cura l'uno dell'altra; ma sulla costante, radicale pretesa di assimilazione e di possesso da parte dell'uomo sulla donna. Il potere maschile resta intrecciato all'ordine sociale e continua a lavorare <nell'oscurità dei corpi>: squilibra i rapporti e i ruoli, presidia la cultura e il linguaggi, cerca di riaffermarsi nelle scuole e nelle famiglie.

Ora noi sappiamo che non sarà un appello, una nuova Carta dei diritti, non saranno uno spettacolo, un documentario, un'inchiesta o un libro a fermare la strage delle donne; neanche le migliori leggi -pure necessarie- basteranno.

Oggi la Convenzione <No More!> - che nelle ultime settimana ha raccolto migliaia di adesioni tra organizzazioni e persone molto diverse tra loro- sarà portata nelle piazze. E' il punto di arrivo di un impegno civile diffuso che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha riconosciuto e incoraggiato. In questa giornata, sarebbe già un conforto poter pensare che il silenzio è rotto. Femminicidio non è una bella parola, è vero, ma stiamo imparando a pronunciarla per dare finalmente un nome, che suona antico e non lo è affatto, all'uccisione delle donne perchè donne.

E c'è un' ultima possibile riflessione: sulle quote di genere - sulla legge che impone un equilibrio nella rappresentanza di maschi e femmine ai vertici delle aziende- si può essere più o meno d'accordo (noi lo siamo), ma è difficile negare come durante quel lungo viaggio verso l'approvazione si sia visto in italia un lavoro di lobbying al femminile che ha funzionato.

 

Pubblicato da: La ventisettesima Ora

 

PERCHE' IO DECIDO

Perchè io decido partendo dall'autonomia morale, che è la base della dignità di tutte le persone, non accetto nessun obbligo o divieto posto ai miei diritti sessuali e riproduttivi, nessun impedimento alla mia totale realizzazione in quanto persona. In quanto essere umano autonomo, rifiuto di sottostare a trattamenti degradanti, a ingerenze arbitrarie e a tutele coercitive rispetto alla mia decisione di diventare o no diventare madre. 

Perchè sono libera invoco la libertà de coscienza quale bene supremo e fondamento delle mie scelte. Chiamo cinici color che evocano la libertà per restringerla, in nome della libertà malevoli coloro che vogliono imporre i loro principi di vita fondati sulla rivelazione divina senza badare alle sofferenze che comportano. Come essere umano libero non accetto una maternità imposta e un regime di tutele che condannano le donne ad essere eterne minorate sotto il profilo dell'età sessuale e della riproduzione.

Perchè vivo di democrazie e sono democratica, accetto le regole del gioco che separano i diritti dal peccato e le leggi dalla religione. Nessuna maggioranza dalle urne, può, per quanto assoluto, legittimarsi nel trasformare i diritti in delitti e obbligarci a seguire dei principi religiosi sotto ricatto penale. In quanto cittadina, esigo dai nostri governanti che preservino la democrazia e salvaguardano la pluralità anzichè il despotismo.

Perchè io decido, perchè io sono libera e perchè io vivo in democrazia, esigo dal Governo di qualunque colore sia, che promulghi leggi favorevoli all'autonomia morale, garanti della libertà di coscienza e della pluralità e diversità di interessi.

                                                                                                      
                               

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